DJ LEM, Progressive Odyssey in Malta

Dalla Sicilia a Malta: l'evoluzione della scena.

Ciao Eros e benvenuto su Vibra Progressiva! Siamo recentemente stati con te al ProgPulse a Malta e abbiamo toccato con mano l'hype che si sta generando sull'isola intorno alla scena Progressive. Tu sei cresciuto in Sicilia ed è li che ti sei formato ed hai affinato i tuoi gusti musicali. Oggi però sei già un punto di riferimento nella scena Progressive House a Malta, dove stai facendo un incredibile lavoro come DJ, come producer ma anche come promoter. Quali differenze sostanziali hai riscontrato tra il pubblico siciliano e quello maltese, e quanto ha inciso questo trasferimento nella maturazione della tua identità artistica?

Credo che il passaggio dalla Sicilia a Malta abbia avuto un ruolo molto importante nella mia crescita, non solo personale ma soprattutto artistica. La Sicilia è il luogo dove ho iniziato a vivere la musica, dove ho formato i miei gusti e dove ho sviluppato quella sensibilità che ancora oggi porto con me. È una parte fondamentale della mia identità. Arrivando a Malta, però, ho trovato un ambiente molto internazionale, con persone provenienti da culture e background musicali differenti. Questo mi ha permesso di confrontarmi con realtà diverse, ascoltare nuovi artisti, conoscere nuovi produttori e soprattutto avere una visione più ampia della scena Progressive.

Per quanto riguarda il pubblico, non mi piace fare una distinzione netta tra italiano e maltese, perché penso che quando si parla di Progressive House ci siano elementi che riescono a unire persone indipendentemente dalla loro provenienza. Ho però percepito alcune differenze nel modo di vivere la scena e gli eventi. A Malta ho trovato un pubblico molto internazionale e curioso, mentre in Italia esiste una tradizione musicale molto forte e un pubblico che può essere estremamente attento alla qualità e alla ricerca musicale.

Quello che mi ha colpito particolarmente di Malta è stata la possibilità di costruire qualcosa partendo quasi da zero. Ho sentito il bisogno di contribuire alla crescita della scena Progressive sull'isola e da lì è nata anche la mia idea di creare Progressive Odyssey. Non volevo semplicemente organizzare una serata, ma creare un punto d'incontro per artisti, DJ e appassionati che condividessero la stessa visione musicale.

Oggi sento di avere un'identità artistica che nasce proprio dall'unione di queste esperienze: le mie radici italiane, la mia esperienza a Malta e tutte le influenze internazionali che ho incontrato lungo questo percorso. E credo che questa contaminazione sia una delle cose più importanti che un artista possa vivere.

Il mio obiettivo, infatti, non è scegliere tra Italia e Malta, ma creare un ponte tra queste realtà e contribuire, nel mio piccolo, a far crescere una scena Progressive sempre più unita, internazionale e soprattutto autentica.

Quella notte a 16 anni e il "viaggio collettivo"

Hai spesso raccontato di un episodio cruciale avvenuto quando avevi circa sedici anni, in cui hai compreso che il DJ non deve limitarsi a passare hit, ma deve saper creare una sorta di "trance collettiva". Se dovessi guardare alla tua consolle oggi, qual è il momento esatto di un set in cui capisci di aver raggiunto di nuovo quel livello di "sync" con la pista?

Credo che quel momento arrivi quando smetto di percepire la pista come un insieme di persone separate e inizio a sentirla come un unico organismo. Non è necessariamente il drop più esplosivo o il momento in cui tutti alzano le mani: spesso è un passaggio più sottile, quando noto che il pubblico segue la stessa traiettoria emotiva che sto costruendo, senza che io debba forzare nulla.

Dalla consolle lo capisco osservando i dettagli: le persone che si muovono all'unisono, l'attenzione che rimane concentrata anche durante una parte più sospesa, il modo in cui la pista reagisce a un cambio di atmosfera o a un elemento melodico. Quando riesco a creare quella tensione condivisa e poi a liberarla nel momento giusto, sento che si è ristabilito quel "sync".

È una sensazione molto simile a quella che ho provato a sedici anni, quando ho capito che il DJ non doveva limitarsi a mettere una traccia dopo l'altra, ma accompagnare tutti in un viaggio collettivo. Oggi, però, la vivo con maggiore consapevolezza: so che non posso imporla e che non dipende solo dalla selezione musicale. Nasce dall'ascolto reciproco, dalla fiducia e dalla capacità di leggere ciò che sta accadendo nella stanza.

Il momento esatto, quindi, è quello in cui la pista smette di aspettare la prossima traccia e comincia a vivere pienamente quella presente. Lì capisco di aver raggiunto di nuovo quel livello di connessione: non sto più semplicemente suonando per il pubblico, ma stiamo costruendo insieme la stessa esperienza.


La Progressive House come maratona musicale

Tu definisci la Progressive House come un paesaggio sonoro ed emotivo, perfetto per trasportarti fino alle prime luci dell'alba e sostieni che in questo genere musicale la pazienza sia tutto. Dal momento che stai sicuramente vivendo un particolare momento artistico, fatto di nuove produzioni, collaborazioni, eventi e serate, a che punto di questa tua personale maratona ti senti di essere arrivato e quali sono i prossimi step per DJ LEM?

I prossimi step per DJ LEM sono continuare a produrre con ancora più libertà, sviluppare nuove collaborazioni e portare questo percorso in contesti sempre diversi, senza perdere la coerenza del progetto. Voglio continuare a crescere sia in studio sia in consolle, mantenendo quella pazienza che considero fondamentale: lasciare che la musica maturi, che le idee trovino la loro forma e che ogni nuova tappa arrivi nel momento giusto.

L'isolamento creativo e la ricerca dell'emozione

Hai dichiarato in passato che per entrare nel giusto stato mentale in studio hai bisogno di isolamento totale, luci soffuse e di silenziare la mente razionale per far parlare l'istinto. Qual è il segnale o la sensazione precisa che ti fa capire che sei riuscito ad abbattere quel muro di razionalità e che la traccia sta prendendo la direzione giusta?

Per me il momento in cui riesco ad abbattere quel muro di razionalità arriva quando smetto di pensare a quello che sto facendo e inizio semplicemente a sentire la musica. In studio, soprattutto quando lavoro in isolamento, cerco di allontanarmi da qualsiasi distrazione e da quella parte della mente che tende continuamente ad analizzare, correggere e giudicare ogni singola scelta.

La tecnica è fondamentale, naturalmente, ma credo che ci sia un momento in cui bisogna avere il coraggio di metterla in secondo piano e lasciare spazio all'istinto. Il segnale che mi fa capire di essere sulla strada giusta è quando un suono, una melodia o anche un'atmosfera riescono a trasmettermi qualcosa che non riesco immediatamente a spiegare a parole. In quel momento non sto più cercando di rendere la traccia perfetta: sto cercando di capire dove mi vuole portare.

A volte mi capita di lavorare su un elemento per molto tempo, senza trovare la direzione giusta, e poi basta una piccola variazione, un accordo o una particolare combinazione di suoni per cambiare completamente la percezione di tutto il progetto. È come se improvvisamente ogni elemento iniziasse ad avere un senso e la traccia cominciasse a raccontare una storia propria.

Per me la Progressive House vive proprio di questo: della capacità di creare un viaggio, di costruire tensione, attesa e profondità emotiva, senza avere necessariamente bisogno di spiegare tutto attraverso le parole. Voglio che chi ascolta possa ritrovare nella mia musica le proprie emozioni e interpretarla in maniera personale.

Alla fine, il momento più importante arriva quando ascolto quello che ho creato e provo qualcosa di autentico, anche dopo averlo sentito decine di volte in studio. Se una traccia riesce ancora a emozionarmi, se mi fa chiudere gli occhi e mi permette di immaginare un viaggio, allora sento che c'è qualcosa di vero.

Naturalmente, dopo arriva anche la parte razionale: riascoltare, rifinire, lavorare sul mix e curare ogni dettaglio tecnico. Ma cerco di non lasciare che questa fase cancelli l'emozione da cui tutto è nato. Perché, per quanto la produzione musicale richieda competenza ed esperienza, credo che la differenza la faccia sempre quella sensazione iniziale, impossibile da programmare, che ti fa capire perché hai iniziato a creare quella traccia. 

La Progressive House in Italia

Torniamo in Italia. Parteciperai tra pochi giorni come Guest al primo evento Live di Vibra Progressiva qui in Italia, organizzato da altri artisti italiani come NGT e Unknown Joys, artisti che come te hanno creduto nel progetto di Vibra Progressiva e che ci stanno aiutando a crescere. Anche grazie all'esperienza che hai maturato a Malta, come vedi quindi lo stato attuale e l'evoluzione della scena Progressive House nel nostro Paese? Credi che ci sia una rinascita del genere o che la risposta del pubblico italiano stia cambiando rispetto al passato? Che consigli daresti, infine, ad una community appena nata come la nostra che ha l'obiettivo di dare voce, spazio e forza a questo genere e ai suoi interpreti? 

Credo che in Italia ci sia un potenziale enorme per la Progressive House e che, negli ultimi tempi, si stia percependo una nuova voglia di ritrovarsi, condividere musica e creare connessioni tra artisti e appassionati. Non parlerei necessariamente di una rinascita già compiuta, ma di un movimento che sta cercando di ritrovare spazio, identità e continuità. Ed è proprio questo che trovo interessante.

L'Italia ha una grande cultura musicale e tantissimi artisti, DJ e produttori che lavorano con passione, spesso lontano dai riflettori. Penso che una delle sfide più importanti sia proprio riuscire a mettere queste realtà in contatto tra loro, creando opportunità concrete per far conoscere la loro musica e costruire una scena più unita.

La mia esperienza a Malta mi ha insegnato quanto sia importante non aspettare sempre che siano gli altri a creare le opportunità. Se credi davvero in un genere musicale, a volte devi essere tu il primo a investire tempo, energie e idee per dargli una possibilità. È anche il motivo per cui ho deciso di dedicarmi all'organizzazione di eventi con Progressive Odyssey: volevo contribuire attivamente alla crescita della scena, creando uno spazio in cui artisti e pubblico potessero incontrarsi attraverso la musica.

Per quanto riguarda il pubblico italiano, credo che ci sia ancora tanta curiosità e voglia di vivere esperienze musicali autentiche. Naturalmente, oggi siamo in un mercato molto competitivo, con tantissimi stimoli e generi diversi, quindi non basta organizzare una serata e aspettarsi che le persone arrivino. Bisogna costruire fiducia, offrire qualità, curare l'esperienza e, soprattutto, mantenere una direzione artistica coerente. Il pubblico deve sentire che dietro un evento c'è una visione reale, non soltanto la volontà di riempire una pista.

Ed è qui che realtà come Vibra Progressiva possono fare la differenza. Il mio consiglio è di continuare a credere nel progetto, senza avere fretta di crescere e senza perdere la propria identità. Date spazio agli artisti emergenti, sostenete quelli che lavorano seriamente, create occasioni di incontro e cercate di costruire rapporti autentici con chi condivide la vostra passione. Non limitatevi a promuovere la musica: raccontate le persone, le storie e il lavoro che ci sono dietro ogni produzione e ogni evento.

Un altro aspetto che considero fondamentale è la collaborazione. Non dobbiamo vedere gli altri artisti, promoter o community come concorrenti da tenere a distanza, ma come possibili alleati con cui costruire qualcosa di più grande. Se vogliamo che la Progressive House abbia un futuro solido, dobbiamo imparare a sostenerci reciprocamente, superando le divisioni e mettendo al centro la musica.

Per questo sono davvero felice di partecipare al primo evento live di Vibra Progressiva in Italia, insieme a realtà come NGT e Unknown Joys. Credo che iniziative del genere abbiano un valore che va oltre la singola serata, perché dimostrano che c'è ancora voglia di mettersi in gioco e di costruire qualcosa partendo da una passione condivisa.

Se c'è una cosa che vorrei dire a chi sta portando avanti questo progetto, è di non perdere mai l'entusiasmo e la convinzione con cui ha iniziato. I risultati importanti richiedono tempo, sacrifici e costanza, ma ogni evento, ogni artista coinvolto e ogni persona che si avvicina alla community rappresentano un passo avanti.

La Progressive House non ha bisogno soltanto di essere ascoltata: ha bisogno di persone disposte a crederci, a investire in essa e a costruire qualcosa insieme. Se riusciremo a mantenere questo spirito, sono convinto che potremo creare nuove opportunità per gli artisti e offrire al pubblico esperienze musicali capaci di lasciare un segno. E, personalmente, mi piacerebbe continuare a contribuire a questo percorso, sia a Malta sia in Italia, creando connessioni tra le due scene e facendo in modo che la musica rimanga sempre al centro di tutto.