A Night with.. Graziano Raffa

È un vero piacere e un onore avere Graziano Raffa come ospite della rubrica A Night with, per gli amici di VIBRA PROGRESSIVA Italia. Partiamo subito da qualche domanda, partiamo dalla storia.

Quando parliamo di Progressive House viene sempre in mente innanzitutto anche il movimento Progressive nato in Italia. I due movimenti nascono entrambi inizi anni 90. La Progressive House i libri ci dicono dal movimento inglese di Sasha, John Digweed, principalmente, ma contemporaneamente anche qui in Italia nasce la Progressive Toscana, che è stata un pò la culla del nostro movimento. Secondo te c'è un filone che le unisce, una contaminazione, oppure sono stati due generi distinti che sono nati contemporaneamente in due momenti storici vicini, ma come generi differenti uno dall'altro?

Prima di tutto grazie per la compagnia e per ricevermi, un piacere stare con voi su VIBRA, so che fate un lavoro incredibile per appoggiare la musica e quindi voglio dire grazie a voi per per spingere così tanto e darmi la possibilità di fare questa chiacchierata.

Guarda, per quanto riguarda la domanda sulla Progressive, ovviamente sì, condivido sull'idea che ci sia un filone che le unisce. Secondo me la differenza fondamentale tra quello che è successo con gli inglesi e quello che è successo in Italia è che probabilmente noi manchiamo un po' di nazionalismo sul sul discorso artistico, sai il proverbio nessuno è profeta a casa sua… e purtroppo da noi si realizza sistematicamente con forza e purtroppo si è pagato, secondo me, un po' il prezzo di questa mentalità, nel senso che abbiamo avuto dei talenti incredibili. Prima si parlava di Francesco Farfa, si può parlare anche di Ricky Montanari, di gente che ha fatto musica e avanguardia, Alex Neri, che da noi è sempre magari vista come il filone House, però che in realtà non era nemmeno un filone House perché non era la musica di Marshall Jefferson o Frankie Knuckles o Todd Terry, era una cosa diversa, come dicevo, con la tendenza a contaminazioni con altri generi, un po' di techno , un po' di roba cinematica e abbiamo avuto delle grandi grandi soddisfazioni a livello musicale in Italia. Bini e Martini, tutta la roba che usciva su Azuli Records. Voglio dire, sono stati anni di creatività incredibile nei quali probabilmente la cosa più bella che abbiamo avuto era la mancanza di definizione del genere. Non c'era un genere, esistevano la techno e la House e questo creava una libertà a livello creativo fantastica e mi fa piacere essere italiano e aver avuto la fortuna di crescere con Farfa, con Sandro Vibot, con Joy Kitikonti, insomma tutto il giro Metempsicosi, i ragazzi hanno fatto una cosa spettacolare durante gli anni e ovviamente anche i DJ House hanno avuto un'importanza incredibile, quindi sì, c'è una connessione, indubbiamente.

Tra l'altro i padri fondatori italiani di cui adesso tu facevi dei nomi all'epoca andavano a Londra a comprare i dischi. E quindi per forza di cose se da là è nato il movimento Progressive House qualcosa in Italia l'hanno portato anche loro grazie ai dischi che compravano. Giusto?

Assolutamente sì. Guarda, io sono sto da Anthony Pappa a casa sua a Melbourne l'anno scorso, 2025,  durante un viaggio in Australia e ha una collezione di 35.000 vinili e ci siamo messi ovviamente con il poco tempo che avevamo a cercare di esplorare. Era impressionante anche vedere la quantità di dischi che venivano dell'Italia del 92, 93, 95, 96, insomma tutta quell'epoca lì. E era impressionante vedere quanto fermento ci fosse in Italia a livello di etichetta discografiche, a livello di artisti che noi probabilmente nemmeno lo sapevamo in quell'epoca perché non c'era internet e non era tanto facile che girassero le informazioni, quindi insomma era un po' più mistico tutto, però sì sì, sono stati anni fantastici

E a proposito di quegli anni raccontaci  come nasce l'amicizia con Hernan Cattaneo, quindi da dove, in che anno e soprattutto in che modo

L'amicizia con Hernan nasce nel 2010, epoca in cui io praticamente ascoltavo techno da diversi anni. Insomma, il filone, il primo genere di cui mi sono innamorato, al di là dell'hip-hop, al di là, diciamo, di musica elettronica da ballo, si ascoltava techno con i miei amici, techno che all'epoca si definiva hard groove, la roba di Ben Sims, Marco Bailey, Primate, Deetron. E c'è stato poi un momento in cui praticamente quel genere ha iniziato a passare di moda e si è impiantata la minimal. E chiaramente era uno shock per noi passare dai ritmi latini tribaleggianti a 136 bpm e ascoltare minimal. Oggi lo posso apprezzare perché ho una visione un po' più ampia e riesco ad apprezzare cose che magari non metto, non suono, non produco. Però mi fa piacere ascoltare buona musica di tutti i generi. In quell'epoca eravamo un po' più "integralisti", quindi quando è uscita la minimal ci siamo rimasti male con gli amici perché non sapevamo più cosa ascoltare. E alla fine niente, non sapevo realmente dove andare a sbattere la testa al punto che ho detto.. vabbè, mi sa che musica elettronica è finita, non ascoltiamo più niente, perché ti ripeto.. era difficile informarsi. E quindi niente, in questo momento di crisi mistica un amico da Londra mi portò un CD di Sasha e Digweed e mi fece scoprire una nuova forma di interpretare la musica, mischiato anche col fatto che in quell'epoca si ascoltava anche Trance. Era una buona epoca per la Trance, l'epoca di Tiesto, Ferry Corsten, insomma tutta l'epoca in cui la Trance ha fatto il botto fortissimo, noi si andava dall'Italia a Festival in Olanda e c'erano anche DJ Trance. Ricordo per esempio Markus Schulz in cima alla lista che con i Set che faceva di Clodharbour, con la sua etichetta, il programma alla radio proponeva della roba un po' più lenta rispetto alla Trance, meno incalzante. E praticamente quella era Progressive. Sì, però non lo sapevamo, quindi ho scoperto questo genere in questo modo, ho detto "Ah, che figata, lo voglio capire un po' di più!"


E poi arriva finalmente l'incontro con Hernan..

.. esatto. Allora mi informo con gli amici, con le poche informazioni che si potevano recuperare, scopriamo che c'è un DJ, Hernan Cattaneo appunto, che è uno di quelli che sanno di musica Progressive. Questo personaggio argentino con i capelli lunghi che mette musica Progressive. E lo chiamano in Sicilia, a Taormina, in un club che si chiamava Marabù, leggendario dell'epoca nostra, dove abbiamo fatto tante tante serate, tante feste. Viene il martedì, mi ricordo che lì suonavano già a rotazione Zabiela, Nick Fanciulli, ognuno un martedì e un martedì che tocca a Hernan Cattaneo. Dico agli amici .. andiamo a vederlo! Abbiamo fatto un gruppo di 40 persone, eravamo probabilmente in tutto il club 60, 70, eravamo pochissimi, però è stato bello perché mi sono potuto avvicinare, avevo fatto della musica, prodotto della musica che andava in quella direzione lì.

Ah, quindi eri già produttore in quel periodo?

Sì, facevo già musica. Mi è sempre piaciuto fare musica e quindi avevo fatto un CD, e sono andato a parlare con Hernan, stava seduto lì, ricordo, con la valigetta dei CD, eh mi sono seduto accanto a lui e gli ho detto "Oh, ciao Hernan" non sapevo neanche parlare spagnolo, inglese, niente. Quindi mi siedo lì e gli dico "piacere, sono Graziano!". Gli ho dato un mio CD e mi ha risposto il giorno dopo, cosa stranissima, tra l'altro, perché in quell'epoca se ti rispondevano dopo 3 mesi era già tanto. Mi rispose il giorno dopo al punto che non pensavo che fosse lui, pensavo fosse uno scherzo degli amici e mi fece una critica del CD e dei pezzi che gli avevo mandato con un po' di consigli e gli ho rimandato le tracce e lui ha iniziato a suonare le tracce in giro nelle feste grandi e onestamente era l'inizio di internet, c'era MySpace, cioè parliamo del 2009. Lui aveva già l'etichetta Sudbeat. Poi mi sono trasferito in Spagna, a Barcellona e anche lui viveva lì. E l'amicizia è cresciuta sempre di più, abbiamo conosciuto amici in comune, come Nick Varon e si è creata una bella comunità. E poi praticamente un giorno, come si dice in inglese, out of the blue, mi dice che ha una proposta, che mi vuole parlare di qualcosa che si trattava appunto d dare una mano con Sudbeat perché lui aveva poco tempo tra famiglia e lavoro, aveva tanti viaggi da fare e ovviamente non è facile seguire un'etichetta così importante con il ritmo di vita di Hernan, e quindi niente, mi ha detto mi piacerebbe vedere se sei interessato a darmi una mano. Ed io ovviamente ho detto di no, perché non avevo idea di cosa dovevo fare, non avevo esperienza. Ma dopo 2 giorni ho accettato, gli ho detto "Dai, iniziamo". Si è iniziato e icomunque, nel primo anno e mezzo / due anni, è stato difficile perché ovviamente c'è un rispetto reverenziale, non ti rendi conto dove sei, non capisci perché ti è toccata sta botta di fortuna, insomma, sono tante cose e anche il fatto che io non venissi da quel genere musicale , mi faceva sentire un po' in deficit, quindi era difficile per me mostrare la mia personalità. Anche a livello di DJ ho cercato di adattarmi io alla Progressive per sentirmi degno del ruolo. E se ci penso è stata una buona cosa, però poi tutto è migliorato quando realmente siamo diventati amici amici. Insomma, io ho guadagnato confidenza e abbiamo iniziato a poter scambiare idea a un livello un po' più simile, nel senso che per esempio io sceglievo le tracce, mi ha detto inizia a scegliere le tracce per l'etichetta. Però all'inizio magari mi mandavano 100 demo, io gliene mandavo 80, e lui ne sceglieva uno.

E qua ti volevo. Perché tu oggi dentro Sudbeat hai tanti ruoli, non sei solamente il co-fondatore, diciamo così. Ti occupi comunque anche di tanti altri aspetti, tra cui la selezione di nuove tracce. Sei il talent-scout. Si può dire, no? 

E come talent-scout quindi, quant'è il peso, quanto incide veramente essere colui che seleziona tutto quello che vi arriva, tutte le tracce che vi arrivano, perché comunque Sudbeat è una delle più grandi, se non la più grande etichetta discografica in questo settore, su questo preciso genere. Che responsabilità e che peso senti oggi?

No, in realtà il peso lo sentivo più prima quando non sentivo la sicurezza. Adesso che sento la sicurezza e mi aiuto con il fatto che sono convinto di aver vissuto praticamente metà della mia vita nel dancefloor, perché come dicevo, prima di essere DJ e produttore ero un clubber, sono stato clubber, sono stato raver, ho fatto feste abbiamo fatto di tutto e di più con i miei amici tipo Feste e drum&bass, siamo andati al festival di Trance, insomma ho visto il dancefloor, ho vissuto il dancefloor in una gran epoca come andava vissuto e quindi questa è stata la mia fortuna più grande, per cui il momento in cui ho iniziato a rilassarmi è stato quando ho iniziato a selezionare la musica sia per l'etichetta sia per i DJ Set, con lo spirito di quando io ero piccolo. Quindi cercare la roba che mi emozionava quando ero in pista, mi faceva venire i brividi e quando ho iniziato ad applicare questa forma di vedere la musica anche sull'etichetta ho iniziato a divertirmi. Quindi non è realmente un peso. No, non è realmente un peso. È più una sfida, è più una una missione, chiamiamola così, insomma.

Qual è quindi il tuo metodo di valutazione per capire se una traccia veramente è meritevole di essere portata in etichetta, di essere promossa, prodotta e di farti venire questi brividi?

Cambia negli anni perché così come ci sono le tendenze, la musica cambia nel tempo, quindi magari, non so, 3 anni fa, 4 anni fa cercavamo un certo tipo di sound e con delle caratteristiche. Poi ovviamente il mercato si satura, i produttori si ispirano uno con l'altro. Oggi è difficile anche essere originali perché c'è troppa musica, esce un sacco di musica tutti i giorni, un sacco di artisti, quindi è, diciamo, più che altro in questo momento storico, per me la sfida è cercare di trovare musica che abbia un contenuto psicologico, ti direi e culturale. Aldilà di un disco ben fatto, al di là di una produzione ben fatta, preferisco un disco che suona un po' più sporco, sporco controllato dico, che ci sia il sample, che ci sia connessione con la musica del passato, perché mi dà la sensazione che oggi tanta musica sia ben fatta, ma troppo fredda. Troppo tecnica la traccia. E alla fine ti rendi conto che la tecnica, al di là di tutto del gusto personale, però è anche un fatto che molti ragazzi pensano che basta vedere i tutorial su YouTube, che va benissimo questa cosa, però poi devi reinterpretare quello che vedi, se no è troppo facile. Ci sono un sacco di tutorial che ti dicono come fare musica techno tipo Dereck May, come fare musica progressive come Guy J o Sasha. Quindi lì sta il segreto, cercare di mettere all'interno della musica un po' di personalità di chi la fa e prendere dei rischi. Se non si prendono dei rischi è un po' più difficile catturare l'attenzione di una persona come me che ascolta 7 ore di musica al giorno, tutti i giorni, esclusi i fine settimana, da 15 anni. Difficile sorprendersi, è difficile trovare gli stimoli. Quindi oggi come oggi quello che cerco è questo, la gente in grado di poter fare musica che trascende un po' i generi, gente che non abbia paura del crossover, gente che non abbia paura di sfidare il dancefloor, nel senso alla fine il DJ deve comandare, il produttore deve comandare. Molto spesso ci facciamo trainare da quello che vuole la gente, un po' perché sai, è la chiave per farti fare i complimenti e per farti dire che sei un figo e però in realtà secondo me la figata è quando tu vai a sentire qualcuno e dici "Wow", mi aspettavo che prendesse la direzione da quel lato lì e invece va dall'altro lato completamente. L'effetto sorpresa è bellissimo e oggi è molto difficile da ricevere, per cui quello è la cosa che cerco di più

E invece il Graziano Raffa produttore e selezionatore, per i tuoi DJ set, applica lo stesso criterio oppure quando devi preparare come stasera un set di 2 ore per un evento così particolare come il Balance Festival, applichi un altro tipo di criterio o strategia?

No. Molto simile in realtà. Forse nella parte DJ sto cercando di estremizzare un po' la mia visione, nel senso che non è una guerra contro nessun genere, è semplicemente il fatto che, come dicevo, ho un background talmente ampio ormai perché comunque quando uno invecchia la vita si fa più lunga e l'esperienza aumenta. E ho delle memorie e dei ricordi così tanto diversi a livello musicale che onestamente la sfida più grande oggi è cercare di mettere tutto quello che mi ha fatto felice nel negli anni all'interno di un DJ set. Tu mi dicevi prima, stasera qui al Balance Festival hai messo di tutto in 2 ore di set. Ho provato. Ho provato a mettere senza confondere le persone mantenendo una certa linea, però sì, mi piace mettere roba che abbia delle contaminazioni funk, perché a me piace il funk, il soul, quindi mi piace mettere la roba che abbia quelle contaminazioni. Siamo in un evento di musica Progressive, quindi comunque anche una roba un po' più melodica va bene, però voglio essere felice io. Potrei fare tranquillamente un altro tipo di set. Con Hernan condividiamo dischi, condividiamo musica, condividiamo momenti, so perfettamente cosa gli piace, cosa non gli piace, so interpretare il gusto del pubblico di Hernan, ma non vuol dire che debba imitare il suo genere o quello di Sasha o di Jonh Digweed. Dovremmo cercare tutti quanti di spingere in una direzione che ci porti al punto della vita nel quale tu ti guardi allo specchio e dici.. che figata, sono contento, sto facendo quello che mi piace. E quella è la forma che uso per motivarmi.


Nelle due ore di set di stasera qui al Balance Festival in Croazia hai spaziato, ma sempre con un grande equilibrio, quindi diciamo che questo dovrebbe essere il segreto, ovvero nel provare a mixare tanti generi in un unico set, ma mantenere comunque un filone coinvolgente dall'inizio alla fine.

Sì. È importante, perché sennò ti ripeto, mi piacerebbe mettere musica della linea di  Ben Sims, però non lo posso fare perché non c'entra niente con quello che faccio. La dovrei mettere 15 bpm più lenta, quindi preferisco ascoltare Ben Sims, andare ad ascoltare Ben Sims, mi piace tantissimo, però per esempio ci sono altri generi un po' più nella zona grigia. Per esempio, tu sai che per me Laurent Garnier è un genio, l'ispirazione più grande che ho avuto nella vita a livello musicale, a livello anche culturale, insomma, Laurent è something else, ed è lui un esempio, uno di quelli che riesce ad unire i generi e le generazioni, in un modo così organico e così ricco che alla fine andare a vederlo è come andare a un museo. E a me, onestamente, se tu mi domandi qual è la tua sfida più grande, la cosa a cui puoi ambire di più, probabilmente la risposta è arrivare ad avere 70 - 80 anni ed essere cosciente che almeno sto mettendo musica con quel criterio lì, anche se fosse soltanto per stare nella stanza da letto mettendo dischi per la mia famiglia. Soltanto per quel momento lì per una soddisfazione personale, però avere quella capacità di essere ecclettico, quella voglia di godersi la musica a 360 gradi è la cosa che mi riempie di gioia e mi fa venire voglia di spingere perché voglio arrivare a quel punto lì. Poi se la gente non riceve il messaggio, pazienza. Evidentemente avrò sbagliato qualcosa se la missione non si completa, però non me ne farei una ragione di sofferenza estrema, semplicemente con il concetto di sapere che lo sto facendo per me, lo sto facendo secondo il mio gusto e per il mio gusto, sto facendo bene, già quello è la soddisfazione, per me.

E come ti vedi da qua ai prossimi anni? Va benissimo quello che adesso è il progetto della Sudbeat, tutti i tuoi impegni all'interno dell'etichetta, ma magari c'è qualche altra nuova ambizione che ci puoi raccontare?

Guarda, mi sto divertendo con gli eventi. Organizzare gli eventi mi piace perché comunque è importante, a parte il fatto di vendere musica, mandare musica in streaming, eccetera.. e mi fa piacere fare eventi perché si dà possibilità ai nuovi artisti di iniziare a mostrare le loro abilità come DJ. Si crea collettivo, comunità tra gli artisti e fra gli artisti e il pubblico e i promoter, insomma. Eh, mi vedo onestamente da qui ai prossimi anni occupato come promoter, anche collaborando con promoter per cercare di mantenere vive delle questioni che probabilmente a livello massivo nell'industria si stanno un po' perdendo o si sono già perse e avere però, ma senza voler fare la guerra a nessuno e senza voler criticare nessuno, una piccola isola felice dove sappiamo che gli appassionati di musica possono trovare un rifugio, dove sappiamo che chi vuole fare musica a un certo livello può trovare un canale, una forma d'espressione e poter tenere un pubblico come abbiamo qui al Balance Festival in Croazia quest'anno. Avere leggende e nuovi ragazzi, insieme, nello stesso posto. Insomma, fare in modo che il messaggio di gente come Kasey Taylor o Anthony Pappa, ad esempio, si possa trasmettere alle nuove generazioni e non pensare ai grandi numeri, semplicemente pensare ai grandi momenti.

ll Balance Festival di Tom Pandzic un po' come un modello, un esempio, per poi iniziare a replicarlo anche in altri contesti, in altre location e portare avanti questo format fondamentalmente.

Assolutamente. Questo è un format, secondo me, vincente, un bellissimo format, ci si vede con persone con cui si parla su internet tutto il resto dell'anno ed è una festa per appassionati di musica, veramente, il livello di età media e la maniera di presentare uno stage senza troppi effetti speciali troppo invasivi, senza visual che ti mangiano vivo, insomma la gente non deve stare lì pensando di dover filmare tutta la notte. Se gli metti le visuali tipo cinema, ovviamente vanno a filmare tutta la notte. Quindi è l'essenziale. Bisogna educare le persone, non possiamo poi lamentarci che la scena sta male e poi tutti fanno roba che alimenta il mostro. Sai, io sento tanti artisti che mi dicono "Ah, i social, ah le live, Instagram, i followers, questo, quello" però poi alla fine loro fanno lo stesso. E attenzione, non è che ti dico che non va bene stare sui social. Noi stiamo facendo un'intervista adesso, questa è parte del gioco, si può fare in un certo modo, però ci sono dei cliché, degli stereotipi che stanno condizionando troppo gli artisti. Non bisognerebbe andare oltre certi livelli. L'artista deve essere libero, l'artista deve essere artista e la musica deve essere al centro, sennò saremmo stati altro, saremmo stati attori o fotomodelli o magari andavo al Grande Fratello

Come ultima cosa, torniamo un po' in Italia. Parliamo del contesto globale della Progressive House, che veramente vive un'età d'oro, perché sta esplodendo un po' ovunque nel mondo. Argentina, Sri Lanka, ma anche Spagna, Regno Unito, Canada .. proprio l'altro giorno parlavamo con Simon Neviani che è un DJ e un Producer italiano che sta facendo un grande lavoro a Vancouver.  Ma in Italia?

In Italia, come ti dicevo prima, vige la regola del nessuno è profeta a casa sua e probabilmente l'Italia è il paese dove più si applica questa teoria. Però sto vedendo che ci sono delle interessanti nuove iniziative, ad esempio c'è una scena sri-lankese che sta crescendo incredibilmente in Italia, in diverse città. C'è la pagina Progressive House Italia, mi scrivono dei ragazzi che sono dello Sri Lanka, quindi insomma voglio dire che è speciale, hanno la tradizione musicale Progressive House del loro paese e stanno cercando di portarla anche in Italia e mi fa tantissimo piacere perché comunque al di là di tutto, ripeto, a me non fa paura il concetto di "impiantare" il genere, a me fa paura il discorso di non avere la possibilità per la gente e per gli artisti di potersi esprimere a 360°, di stare chiusi su chi ascolta solo techno, o si ascolta solo House oppure solo un certo tipo di sound. No, la musica è bella nella sua complessità e ci sono momenti per stili diversi, quindi vedere che ci sono delle realtà che stanno nascendo mi fa solo piacere e spero che possa svilupparsi e mi farebbe piacere, anche se io ormai vivo fuori Italia da tanti anni ma mi considero sempre italianissimo, sicilianissimo, vendo Sicilia da tutte le parti dove vado quando mi domandano di dove sei.. la risposta è Siciliano! Molti pensano che sono spagnolo, argentino, ma non esiste per me non fare la pubblicità all'Italia E mi farebbe piacere col tempo potere anche contribuire con il lavoro che faccio a mettere anche il mio granellino di sabbia per cercare di costruire una scena un po' più solida dalle nostre parti.

E magari un giorno venire a suonare con Hernan in Sicilia dove vi siete conosciuti… Pensa che bello che sarebbe

Perché no. Sarebbe sì, sarebbe bello in Sicilia o anche da altre parti, però sì, sì, mi farebbe tanto piacere poter fare qualcosa in Italia e mi farebbe anche tanto piacere unire, come ti dicevo prima, le figure che mi hanno motivato e le figure che mi hanno aiutato quando io ero ragazzino. In cima alla lista, probabilmente Joy Kitikonti, che è stato per me sempre un gran riferimento, mi ha sempre spinto quando veniva a fare le feste in Sicilia ed è sempre stato al mio fianco e sempre mi trasmette la sua allegria. Ma anche Sandro Vibot, che è stato il primo grande DJ che mi ha invitato a casa sua, il primo che mi ha fatto vedere come si lavora in uno studio ed è gente per la quale sento una gratitudine enorme e mi farebbe tanto piacere un giorno poter organizzare qualcosa e vedere di unire i ponti tra Italia e Argentina. Quindi bisogna lavorare e spingere per cercare di realizzare anche questi sogni!

Sarebbe veramente bellissimo! 

E noi di Vibra Progressiva restiamo ovviamente a disposizione!

Ma nel frattempo ti ringrazio tantissimo a nome di tutta la nostra community, per la tua disponibilità e la tua cortesia. E speriamo di risentirci e di rivederci al più presto!

Grazie mille a voi per lo spazio, per il tempo e per sempre fare sempre il gran lavoro che fate con passione e con onestà intellettuale.